Ragazza morta al Ruggi, chiesta assoluzione per Coscioni e Longobardi
È stata una lieve imperizia per il pm Morris Saba che ha chiesto l’assoluzione, perché il fatto non costituisce reato, per i cardiochirurghi Enrico Coscioni ed Antonio Longobardi, sotto processo per la morte della 17enne metelliana Lucia Ferrara, deceduta a settembre 2019 presso l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona in seguito all’intervento di sostituzione della valvola mitralica. Accusati, in concorso tra loro, di omicidio per colpa medica, dopo che i due professionisti ebbero in cura la ragazza poi deceduta. Era agosto 2019 quando la 17enne fu accompagnata in ospedale a Cava de’ Tirreni per una visita al cuore ed una serie di accertamenti che furono effettuati nei tre giorni di ricovero presso l’ospedale metelliano. Poi ci fu il trasferimento al San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno dove la ragazza fu operata a fine agosto: secondo la ricostruzione accusatoria che ha portato a processo (davanti al giudice monocratico Ferruccio del Tribunale di Salerno) sia Coscioni che Longobardi, dopo l’intervento la ragazza non venne subito trasferita in terapia intensiva, ma restò in osservazione fino a quando intorno alle 20 le sue condizioni si aggravarono. Nei giorni successivi la giovane paziente si stabilizzò, ma il 3 settembre fu portata nuovamente in sala operatoria d’urgenza fino al decesso. Il pm Saba ha concluso per l’assoluzione dei due imputati mentre l’avvocato di parte civile, Stanislao Lucarelli, si è opposto alla ricostruzione del pm che «ha completamente sottovalutato e disatteso le conclusioni delle perizie» chiedendo al temine dell’arringa la condanna dei due medici oltre il risarcimento del danno da quantificare poi in sede civile.





